Siamo a Phoenix, in Arizona. È il 1970. Robert Plant sale sull’aereo e si siede al suo posto. Vicino a lui c’è seduto Jim Morrison. Si guardano, ma nessuno dei due parla. Uno sta leggendo, l’altro sta scrivendo su un blocco, e si continuano a guardare di sottecchi.
È una situazione davvero paradossale: seduti l’uno accanto all’altro ci sono i cantanti di due gruppi amatissimi, in quel momento storico. Ed è ovvio che ci sono riconosciuti, ma nessuno ha il coraggio di parlare, e più passa il tempo e più diventa difficile iniziare una conversazione.
Alla fine è Jim Morrison a rompere il ghiaccio, si volta verso Robert Plant e gli chiede: “Che cosa fai nella vita?“.
Plant sorride e sta al gioco….risponde: “Sono un cantante”.
“Ah…” Jim Morrison si finge stupito e continua: “E che genere di musica fai?“.
Plant minimizza: “Mah…un rock che deriva dal blues“. Poi si stufa di quella sceneggiata e dice: “La mia band si chiama Led Zeppelin“.
Morrison lo guarda, poi scuote la testa: “Mai sentita!”.
Ovviamente sta mentendo, nessuno che facesse musica, in quegli anni, poteva dire di non conoscere i Led Zeppelin. Soprattutto se eri Jim Morrison. Tra i due cade di nuovo il silenzio.
Dopo un po’ Plant decide che è il suo turno di giocare: “E tu cosa fai?“, domanda.
Jim Morrison risponde: “Oh, sono un poeta“.
E Plant, secco: “Anche io, lo ero. Poi ho avuto successo“.
Verità o leggenda, rimangono veri poeti del rock…







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