“Mama Cass” una voce perfetta, in un tempo sbagliato…

29 luglio 1974. Londra.
‎Cass Elliot “Mama Cass” per milioni di persone, fu trovata morta in un appartamento preso in prestito. Aveva 32 anni. Aveva appena concluso due settimane di trionfali concerti sold-out al London Palladium, un traguardo che la maggior parte degli artisti non raggiunge mai.
‎Un’amica la trovò a letto, con un aspetto tranquillo….un panino a metà sul comodino.
‎Entro mattina, la voce aveva fatto il giro del mondo:

“Cass Elliot è morta soffocata da un panino al prosciutto.”

‎Non era vero, neanche lontanamente.
‎Il medico legale lo confermò subito: infarto, nessun soffocamento, nessuna ostruzione. Il panino era irrilevante. Ma la bugia era troppo gustosa per morire, troppo perfetta per essere la crudele battuta finale che una donna fuori dagli schemi della società non poteva evitare nemmeno nella morte.
‎‎I comici del late show ne fecero del materiale, e i giornali la ripeterono senza verifica,
‎perché a quanto pare, se sei una donna che non si adegua agli stretti standard del mondo, ti riducono a una barzelletta, persino al tuo funerale.

‎Ma torniamo indietro, prima della bugia, prima della tragedia, prima che il mondo decidesse che il suo corpo contava più del suo talento.

Ellen Naomi Cohen nacque a Baltimora, intelligente, magnetica, divertente, il tipo di persona che trasforma ogni stanza in cui entra.

A vent’anni cantava folk nel Greenwich Village, sognando in grande e nel 1965, quel sogno si materializzò.
‎I Mamas & The PapasCass, Denny Doherty, John Phillips, Michelle Phillips pubblicarono “California Dreamin‘”.

La conoscete? certo tutti la conoscono… quell’introduzione calda e malinconica, quelle armonie che ti avvolgono come la luce del sole.
‎Ma ascolta più attentamente, ascolta chi tiene insieme tutto.
‎La voce di Cass, ricca, piena e inconfondibile, non solo si fonde, ma è l’ancora, senza di lei la canzone si disperde, con lei, diventa eterna.
‎”Monday, Monday.” “I Saw Her Again.” “Dream a Little Dream of Me” (il suo capolavoro da solista), tutto ciò che toccava diventava oro. I critici chiamavano la sua voce “puro velluto”, e i musicisti capivano: quando Cass cantava, ti fermavi e ascoltavi.


‎Ma l’industria musicale negli anni Sessanta non sapeva cosa fare di un genio che arrivava nel “pacchetto” sbagliato.
‎Era dotata, ma non magra, talentuosa ma non assomigliava alle donne che apparivano sulle copertine delle riviste e invece di celebrare ciò che sapeva fare, l’industria si fissava su come appariva.

‎I dirigenti discografici le dicevano chiaramente: “Perdi peso, e ti faremo diventare una star“, i produttori televisivi esitavano a prenotarla temendo che il suo aspetto “distraesse” dalla musica, i critici delle riviste descrivevano il suo corpo nelle recensioni invece di analizzare la sua voce,i conduttori di talk show le facevano battute sul peso in faccia, aspettandosi che ridesse insieme a loro, perché altra scelta non aveva….

‎Immagina…..sei una delle vocalist più talentuose della tua generazione, hai venduto milioni di dischi, sei la protagonista di grandi venue, eppure, ogni conversazione torna al tuo corpo.

‎Così Cass fece ciò che innumerevoli donne hanno fatto: cercò di “risolvere” il problema.
‎Diete drastiche, programmi di perdita di peso estremi, metodi pericolosi.

Perdeva venticinque chili… li riprendeva… li perdeva di nuovo.

Il ciclo non si fermava mai perché la richiesta dell’industria di essere magre era insaziabile, e il suo corpo non l’avrebbe mai soddisfatta.
‎‎Ma ecco cosa si persero: Cass Elliot non aveva bisogno di cambiare. Era il mondo ad aver bisogno di evolversi, perché fuori dal palco, stava facendo qualcosa che la maggior parte delle rockstar non riusciva a fare: crescere una figlia.

Madre single nel caotico mondo dell’rock anni Sessanta, dove tutti cercavano sballi e scansavano le responsabilità e Cass preparava i pranzi, leggeva le favole della buonanotte, costruiva stabilità in un ambiente fatto per il caos.
‎Gli amici la descrivevano come la persona più generosa che conoscessero. Dava da mangiare a tutti. Creava spazio per tutti. Credeva nelle persone quando loro stesse non ci credevano.

Era “Mama Cass” non solo per la band ma perché si prendeva genuinamente cura delle persone.

‎Eppure, il mondo si rifiutava di lasciarla essere grande senza condizioni.
‎Anche quando la sua carriera da solista esplose quando “Dream a Little Dream” divenne un successo enorme, le recensioni lodavano la sua voce, per poi aggiungere: “Se solo perdesse peso.”

‎Poi il suo cuore si fermò il 29 luglio 1974….infarto a 32 anni.
‎L’autopsia rivelò degenerazione miocardica grassa danni al muscolo cardiaco legati a diete estreme. Yo-yo del peso, malnutrizione travestita da “dimagrimento sano”.
‎Il referto del medico legale fu chiarissimo: nessun soffocamento, nessun panino, nessuna ostruzione.

‎Ma all’alba, la bugia aveva già fatto metastasi in tutto il mondo.
‎”Cass Elliot è morta soffocata da un panino al prosciutto.”

‎Per quarant’anni, quella bugia perseguitò la sua eredità. Sua figlia crebbe sentendo estranei ripeterla. Gli amici provarono a correggerla, ma la verità non si diffonde come il pettegolezzo. La battuta finale era troppo facile.

‎Solo nel 2010, quando abbastanza persone reagirono, quando il fact-checking su internet divenne accessibile la verità iniziò a vincere.
‎Cass Elliot non morì soffocata da un panino.
‎Morì per infarto, probabilmente causato dalla stessa industria che le aveva chiesto di cambiare.

‎Allora ecco cosa trascuriamo:
‎La voce di Cass Elliot è ancora nella tua vita.
‎Ogni volta che “California Dreamin‘” suona in un bar, ogni volta che un film usa “Dream a Little Dream” per un momento toccante, ogni volta che qualcuno reinterpreta “Monday, Monday“, quella è LEI.

‎Le rockstar maschili potevano essere trasandate, in sovrappeso, distrutte e venivano chiamate “autentiche”. “Vere”. “Rock and roll”.
‎Ma Cass? Doveva mettersi a dieta. Scusarsi. Lavorare il doppio per metà del riconoscimento.

‎Non è tragedia…. è crudeltà sistematica.


‎Cass Elliot possedeva una delle più grandi voci del XX secolo.
‎Ha ancorato una delle band di maggior successo degli anni Sessanta, ha avuto successi da solista, speciali televisivi e tour internazionali sold-out.
‎Eppure, il mondo non poteva lasciarla essere semplicemente brillante.

‎Ma la voce, il talento, il calore in ogni nota, è più forte di qualsiasi bugia possa mai essere.

‎Ascolta di nuovo “Dream a Little Dream”. Ascolta davvero quella voce.

Fonte anonima.

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