Nel 1986 gli Europe pubblicarono un inno che fece tremare gli stadi, scalò le classifiche in 25 paesi, e vendette più di 15 milioni di copie.
The Final Countdown non era solo una canzone, era un sintetizzatore che avrebbe fatto impazzire una generazione, era un coro che avrebbe fatto cantare x moltissimi anni, ma nessuno pensò mai, che sarebbe stato l’inizio della fine della band, l’album che li rese delle stelle fu anche quello li distrusse.
Come è possibile che una band unita dalla fame venga distrutta dalla fama?
Ma torniamo un po indietro con la storia
Alla fine degli anni 70 in un piccolo sobborgo di Stoccolma, un giovane di nome Joey Tempest all’anagrafe Rolf Magnus Joakim Larsson, sognava di creare una rock band capace di conquistare il mondo. Nel 1979 insieme al chitarrista John Norum, al bassista Peter Olsson e al batterista Tony Niemistö, formò una band chiamata, Fours.
In una nazione non pronta a questo genere di musica e che voleva soprattutto ascolti più tradizionali, la band faceva fatica ad emergere, ma non volle cedere, credendo nell’Hard Rock, credendo nei propri idoli, come Deep Purple, Led Zeppelin, Ufo. Per anni si esibirono in scantinati, e piccoli locali tornando a casa senza soldi e con i capelli sempre più lunghi.
Ma un giorno tutto cambiò… la ragazza di Joey li iscrisse a loro insaputa al contest per band rock emergenti più importante di tutta la Svezia.. il ROCK SM
Si misurarono contro più di 4000 band e contro ogni pronostico vinsero e si aggiudicarono un contratto discografico. Joey venne nominato miglior cantante del festival e John Norum miglior chitarrista.
Quello stesso anno abbandonarono il nome Fours per qualcosa di più incisivo, di più grande… nacquero gli EUROPE.

Nel 1983 pubblicarono il loro primo album debutto omonimo, Europe che ebbe un successo modesto sopratutto in Giappone, ma fu l’anno dopo con l’album Wings of Tomorrow che catturarono l’attenzione mondiale e firmarono con la CBS Records.
Ma il meglio e il peggio dovevano ancora arrivare
Nella sua stanza Joey Tempest scrisse un riff con un sintetizzatore ispirandosi a Space Oddity di David Bowie, all’inizio pensandolo come intro per i concerti, ma il produttore ascoltandolo gli disse… questo il pezzo..
La notte stessa Joey scrisse il testo, un testo che parlava di abbandonare la terra, di guardare al futuro, e senza che nessuno se ne accorgesse THE FINAL COUNTDOWN divenne leggenda.
Aveva tutto quello che serviva, un synth da paura, assoli di chitarra potenti e un testo epico.
Quando fu pubblicato nel maggio del 1986 esplose in tutto il mondo e balzò in testa alle classifiche in 25 paesi e in poco tempo vendette 15 milioni di copie con un profitto di oltre 100 milioni di dollari.
Gli Europe non erano più una band svedese ma un fenomeno mondiale.
Con il successo arrivarono anche le prime crepe… la pressione iniziò a smantellare la band dall’interno, non erano più i ragazzi affamati di rock ma persone che non comunicavano tra loro, provavano su appuntamento e si parlavano solo in riunioni.
John Norun, iniziò a non apprezzare quello che la band stava diventando , ovvero stava lasciando quel mondo hard rock x spostarsi in qualcosa di più Glam, più Pop, cosi decise di lasciare il gruppo, venendo sostituito da Kee Marcello.
Chi li vedeva live dall’esterno non notava alcuna differenza ma la chimica all’interno della band era esaurita.
Il tour fu grandioso la canzone risuonava in ogni posto, stadi, radio, film, era onnipresente, ma la distanza tra loro aumentava.
“Quando una band passa da mangiare insieme in una cucina modesta a mangiare da soli in hotel e parlare con agenti in giacca e cravatta, vuol dire che è tutto finito.”
Dopo un anno dall’uscita, il successo non era più un sogno ma un macigno… pubblicarono altri album, ma la magia non fu mai copiata.
Dal 1986 al 1991 gli Europe furono gli artefici di una delle ascese più pesanti della storia del rock, penalizzati anche dall’ingresso nel mondo musicale, del grunge di Seattle e dintorni con Nirvana e Pearl Jam a guidare.
Per 8 anni ci fu il silenzio, la band senza rumours di sciolse o meglio si prese del tempo, per poi tornare il 31 dicembre del 1999 a Stoccolma, quando per celebrare l’arrivo del nuovo millennio ci fu un evento grandissimo che fece tornare Tempest e soci davanti a più di mezzo milione di spettatori.
Il feeling era lo stesso di 10 anni prima e The Final Countdown aveva lo stesso potere.
Oggi The Final Countdown rimane una pietra miliare nel mondo della musica rock, ascoltata da generazioni e generazioni di giovani rocker in tutto il mondo che ancora oggi saltano, mimano i riff di chitarra e fanno sventolare i lunghi capelli per aria, ma per gli Europe fu un po la loro croce e delizia che li porto nell’Olimpo degli dei del rock!!!








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