La perla più fragile del rock.

Janis Joplin entrò in un bar di San Francisco una sera del 1967, senza pretese, indossando i suoi caratteristici occhiali rotondi, i ricci ribelli che le incorniciavano il viso. Nessuna grande entrata. Nessuno la riconobbe ancora. Poi salì sul palco, afferrò il microfono e, non appena la sua voce squarciò l’aria, l’intera stanza cadde nel silenzio. Un lamento rauco, straziante, riempì lo spazio, tagliando il chiacchiericcio e il tintinnio dei bicchieri. Grezzo, indomabile, elettrico. Un attimo dopo, la gente era in piedi, alcuni piangevano, altri restavano immobili. Janis non si limitava a cantare. Sanguinava nelle sue canzoni. Quella notte lasciò il palco con una nuova reputazione: la donna che poteva ammutolire una stanza con il suo dolore.

Già da adolescente, si rifugiò nella musica, sgattaiolando nei negozi di dischi per comprare album blues. Una volta scrisse sulla parete della sua camera:

Un giorno, capiranno tutti.”

La sua fuga fu Austin, dove scoprì la scena folk e blues locale, suonando spesso in piccoli locali con la sua chitarra. Ma la sua voce, troppo grande, troppo ruvida, troppo piena di dolore, non era facilmente classificabile. Quando si trasferì a San Francisco nel 1966 per unirsi ai Big Brother and the Holding Company, era ancora un’artista timida e ansiosa, che beveva Southern Comfort per calmare i nervi prima di ogni concerto. Ma quando cantava, qualcosa di grezzo e incontrollato prendeva il sopravvento. La prima volta che si esibì con Ball and Chain al Monterey Pop Festival del 1967, Mama Cass fu ripresa dalla telecamera, sbalordita, mentre sussurrava: “Wow.” Janis era esplosa sulla scena.

Dietro le urla, le perline e le appariscenti boa di piume, c’era una donna che bramava accettazione. La sua voce profonda e la sua risata sfrontata, impregnata di whisky, la facevano sembrare sicura, ma portava sempre con sé una solitudine profonda.

Una volta scrisse: “Sul palco, faccio l’amore con 25.000 persone, poi torno a casa da sola.” ….il che dimostra quanto sentisse profondamente la connessione con il suo pubblico.

La sua voce attraversa ancora il tempo come una lama: spezzandosi, ruggendo, implorando, amando, e ogni nota che ci ha lasciato contiene una verità che si rifiuta di morire.

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