Quaran’tallica… capitolo 9

Scritto da Max Dellacasa

9) 2008, 12 settembre – DEATH MAGNETIC & 2011, 31 ottobre – LULU (con Lou Reed)

Nel periodo che va dal “dopo-St.Anger” fino ai giorni nostri, le vicende relative ai Metallica prenderanno una piega più ordinaria, almeno rispetto agli anni di caos che le hanno precedute. A distanza di 5 anni dalla pubblicazione precedente, la band ritorna sul mercato con “Death Magnetic”, quello che si può definire a tutti gli effetti l’album della restaurazione.
La produzione è affidata al “guru” Rick Rubin, la cui ben nota mano leggera interviene molto poco sulle scelte dei musicisti, mentre l’aspetto tecnico viene curato dal “sound engineer” Greg Fidelman. In quel periodo vanno per la maggiore tra i produttori e i tecnici del suono le cosiddette “loudness wars”, di conseguenza il sound è di potenza notevole, spesso persino esagerata, ed è sostanzialmente di stampo “classico”, non ci sono guizzi innovativi in quel senso. I tempi di “St.Anger”, come anche di “Load” e “Reload”, sembrano essere lontani anni luce.

The End Of The Line


Ad essere sinceri l’impostazione sonora si sposa alla perfezione con lo stile compositivo tradizionalista dell’intero album. Tutto quanto, persino l’ordine con cui le canzoni sono inserite nella track-list, ricorda fin troppo smaccatamente quel “modello di album” che la band ha usato su “Ride”, “Master” e “Justice”. La sensazione ben precisa è che i Metallica abbiano voluto tornare su territori più familiari e sicuri, che per la prima volta ci stiano proponendo dei brani scientificamente pensati per piacere al fan più intransigente e “old school”, quello meno aperto alle novità. Questo non basta a fare di “Death Magnetic” un brutto lavoro, assolutamente no. Entro i limiti di cui sopra, l’album è ottimamente composto, manca semplicemente quel guizzo di novità in più.


Con questi dubbi in testa, mi tocca aspettare fino al giugno dell’anno seguente, il 2009, per rivederli al Forum di Assago in compagnia degli “opener” Mastodon e Lamb of God.

Dal gigantesco palco del “World Magnetic Tour” i quattro offrono una esibizione, grintosa, compatta e assolutamente godibile, ma la totale assenza dalla set-list di qualsivoglia brano da “Load”, “Reload” e “St.Anger” conferma le mie perplessità. La parola “innovazione”, almeno per il momento, è quasi del tutto scomparsa dal vocabolario dei Metallica.


Nel frattempo i nostri hanno ormai assunto lo status di superstar a tutto tondo, al punto che durante la loro apparizione al concerto per il 25° anniversario della Rock’n’Roll Hall of Fame, si esibiscono in compagnia non solo del loro mito Ozzy Osbourne, ma ospitano anche personaggi storici come Ray Davies dei Kinks e il mito Lou Reed.
Imprevedibilmente Hetfield e soci non si limitano a stringere una forte amicizia con l’ex Velvet Underground ma, per motivi a me incomprensibili, decidono addirittura di entrare assieme in sala di registrazione. Il risultato sarà “Lulu”, un album doppio che vedrà la luce nell’ottobre del 2011.

The View

Particolare non da poco, il povero Lou Reed passerà a miglior vita due anni dopo, nell’ottobre del 2013, facendo di “Lulu” il suo ultimo progetto discografico sulla lunga distanza.
La genesi è quanto meno bizzarra. Si fa riferimento ad un commediografo tedesco dei primi del ‘900, Frank Wedekind, ed in particolare a due delle sue opere, “Earth Spirit” del 1895 e “Pandora’s Box” del 1904, che assieme costituiscono il “ciclo di Lulu”.

Colpito presumibilmente anche dalla malcelata promiscuità sessuale dell’autore, Lou Reed, a sua volta tutt’altro che estraneo ad eccessi di ogni tipo in questo campo, coinvolge i Metallica in questa bizzarra produzione, dove gli sgraziati “spoken word” di Reed sono accompagnati dagli strumenti dei quattro musicisti e saltuariamente dalla voce di Hetfield, per un totale di soli 10 brani, ma di lunghezza tale da richiedere un doppio CD per ospitarli.

Risultato? Basti sapere che praticamente ogni fan dei Metallica esclude questo album dagli elenchi e dalle discografie, come se non fosse mai esistito!

Il povero Lou Reed riportò candidamente di aver addirittura ricevuto via mail innumerevoli minacce di morte dai fan dei Metallica.

Salvo pochissime eccezioni, tutti i critici musicali che all’epoca recensirono questo album fecero a gara nel demolirlo. Un esempio su tutti, ad opera di Don Kaye di Blabbermouth:

“Lulu è un fallimento catastrofico a quasi tutti i livelli, un progetto che potrebbe molto probabilmente causare danni irreparabili alla carriera dei Metallica”.
Per fortuna così non è stato, ma il rischio ci fu, ben concreto. Ascoltare per credere.
Per aggiungere altra stravaganza al già assurdo baraccone, questa pubblicazione impegnò Lou Reed e i Metallica in un esteso giro promozionale, che li vide addirittura ospiti negli studi RAI di “Che tempo che fa”, deferentemente intervistati da Fabio Fazio e con tanto di brano eseguito live in studio.

Avrei preferito non vederlo.

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