Scritto da Max Dellacasa
8: 2003, 5 giugno – ST.ANGER / 2004, 24 gennaio SOME KIND OF MONSTER
Quella che probabilmente è la mossa più onesta e coraggiosa della loro intera carriera, i Metallica la mettono in atto all’inizio del 2004. Viene reso disponibile uno sconvolgente film-verità dal titolo “Some kind of monster”. La pellicola, inizialmente era intesa come una semplice raccolta di immagini “dietro le quinte” durante le registrazioni del contestatissimo (tanto per cambiare!) nuovo album “St.Anger”, pubblicato nel giugno del 2003, a ben sei anni di distanza dall’ultima uscita contenente musica originale ad opera della band. Il precipitare degli eventi farà sì che “Some kind of monster” diventi un qualcosa di completamente diverso dall’idea iniziale. La cronistoria narrata dal film comincia proprio all’indomani della fuoriuscita di Jason dalla band, rivelando i veri motivi dietro alla rottura dei rapporti tra il bassista e i suoi compagni, James Hetfield in primis.
SOME KIND OF MONSTER
Newsted ha osato chiedere del tempo libero per sé, ha ipotizzato un momentaneo distacco dal gruppo, che gli avrebbe permesso di dedicarsi per un po’ al suo neonato progetto solista, gli Echobrain. La reazione di Hetfield è parossistica, per il frontman è inconcepibile che un membro della band dedichi tempo ed energie a qualsivoglia iniziativa esterna. Si tratta di un affronto, un vero e proprio tradimento, e il confronto con Newsted è tutt’altro che sereno e diplomatico, il “permesso” è negato con violenza, fortunatamente solo verbale!
Jason non ci sta, saluta tutti e abbandona, sbattendo forte la porta.
Le immagini evidenziano in maniera lampante come lo stato fisico e soprattutto mentale di Hetfield sia in quel momento assolutamente precario e problematico.
Dietro alla sua apparenza di rocker spaccone e menefreghista, James nasconde un carattere introverso ed insicuro, eredità di un’educazione impartitagli dai genitori in maniera non proprio ineccepibile.
Fin dalla scomparsa di Cliff Burton nell’86, Hetfield ha interiorizzato ogni dubbio, ogni paura, ogni dolore. Non avendo l’attitudine e la capacità di confidarsi e di cercare aiuto, James ha lasciato crescere dentro di se questo demone, questo mostro, “Some kind of monster”, appunto. E il facile rifugio nell’alcool e nelle droghe è apparso subito l’unica possibilità di zittire il suo tormento interiore.
Rimasti in tre, i Metallica scelgono per il momento di non sostituire il fuoriuscito bassista ed iniziano la pre-produzione per il nuovo album, sempre in compagnia di Bob Rock. I risultati sono deludenti a dir poco, le session verranno scartate quasi in blocco.
Poi, il fulmine a ciel sereno: senza alcun preavviso, all’insaputa dei suoi compagni, Hetfield si fa ricoverare volontariamente in una blindatissima struttura specializzata nel recupero dall’abuso di alcool e quant’altro, lasciando Ulrich e Hammett in braghe di tela, con il terrore che la storia della band sia finita lì. Incredibilmente i due, d’accordo col management, permettono alla troupe di continuare le riprese e documentare tutto quanto. Quando dopo mesi e mesi il frontman ritorna, condizionato dalle regole severe della riabilitazione, le registrazioni per l’album ricominciano da zero, in un clima talmente teso e complicato da convincere la band a farsi affiancare da un cosiddetto “life coach”, uno psicologo che vedrà letteralmente i sorci verdi nel tentativo di restaurare dei rapporti umani accettabili tra i membri del gruppo.
Miracolosamente il lavoro viene portato a termine, con il produttore Bob Rock ad occuparsi delle parti di basso. Anch’egli rimarrà molto provato da tutta la vicenda e questa sarà la sua ultima collaborazione con la band.
ST. ANGER
Dopo tanta “oscurità”, il lungometraggio termina su una nota positiva: vengono mostrate le audizioni per il ruolo fisso di bassista, che porteranno all’ingresso di Roberto Agustin Miguel Santiago Samuel Trujillo Veracruz detto “Rob”, già noto per le sue eccezionali performance con i Suicidal Tendencies e con la band di Ozzy Osbourne.
Il prodotto del suddetto clima infernale è “St.Anger”, in assoluto l’album dei Metallica più controverso, criticato, contestato e spesso addirittura ripudiato.
Fa da apripista la schizofrenica title-track, con il suo inquietante video girato in mezzo ai detenuti di San Quentin, il tristemente famoso istituto penitenziario nel nord della California, ed è subito chiaro che non si tratterà di un’opera che accoglie l’ascoltatore con un sorriso ed una amichevole stretta di mano, tutt’altro.
“St.Anger” è, in maniera davvero lampante, l’espressione più genuina e veritiera delle contorte e dolorose vicende che lo hanno generato. I testi di Hetfield, in un flusso ininterrotto, sputano letteralmente in faccia all’ascoltatore tutto ciò che lo ha tormentato negli anni precedenti, su tutto gli oscuri abissi delle sue dipendenze. Un urlo agghiacciante con il solo scopo di liberare ed esorcizzare.
Il sound complessivo è volutamente aspro, grezzo, quasi sgradevole. Vengono fatte scelte che scateneranno polemiche infinite, come il bizzarro mixaggio finale o la totale eliminazione degli assoli di chitarra o ancora il suono particolarissimo della batteria di Lars (il famigerato rullante “senza cordiera”), un imperdonabile affronto mortale da lavare col sangue, a detta dei soliti fondamentalisti.
Per inciso l’ormai sessantenne batterista danese è sopravvissuto ottimamente a tutte le maledizioni ed è al suo terzo matrimonio, stavolta con l’ex-modella Jessica Miller, di vent’anni più giovane.
FRANTIC
Accolto a bordo il “cavallo di razza” Trujillo, è giunta l’ora di affrontare di nuovo il pubblico. Incuranti della canicola asfissiante di quell’anno, il 13 di giugno 2003 il qui presente e i suoi degni compari accorrono all’Autodromo di Imola, dove l’Heineken Jammin’ Festival vede bizzarramente in scaletta, tra gli altri, i poveri Placebo, che non saranno accolti benissimo (per usare un eufemismo) dal pubblico, che si è radunato lì con l’unico scopo di salutare il ritorno sulle scene dei maestri.
I Metallica non azzardano più di tanto, si affidano ai classici collaudati dei primi 5 album, nessun brano da “Load” e “Reload” e solamente due tracce da “St.Anger”, per altro pubblicato da appena otto giorni. Una scelta che personalmente mi lascia un po’ di amaro in bocca.
Andrà un po’ meglio al Palamalaguti di Bologna l’11 dicembre: oltre a “St.Anger” e “Frantic”, già eseguite ad Imola, vengono proposte la dinamica “Dirty Window” e la contorta “The Unnamed Feeling” e viene recuperata “Fuel” da “Reload”.
Senza stare ad andare troppo per il sottile, è già notevole che la band si sia ripresa dopo tutte le traversie affrontate. La personalità affabile e solare del nuovo entrato Trujillo ha contribuito sicuramente al ritrovato clima di serenità e fiducia nei propri mezzi, anche se in futuro ci sarà ancora una ricaduta da parte di James Hetfield, con conseguente ulteriore soggiorno in un centro di riabilitazione. Ma per il momento va benissimo così.
THE UNNAMED FEELING








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