Quaran’tallica… capitolo 7

Scritto da Max Dellacasa

7: 1998, 24 novembre – GARAGE, INC. / 1999, 23 novembre – S&M

Se calcoliamo il periodo che va dalle registrazioni del black album fino al termine del tour in supporto all’album “Reload”, stiamo parlando di circa otto anni di impegni massacranti, in studio come sui palchi di tutto il mondo. Le energie sono esaurite, la band deve ricaricarsi.
Per fare ciò, in puro stile Metallica, i nostri pensano bene di rientrare, immediatamente e  ancora una volta, in sala d’incisione!

Questa volta però, l’obbiettivo è del tutto diverso: un album di cover versions.
Dopo le fatiche creative degli album precedenti, incidere i brani degli artisti che li hanno influenzati, nel passato come nel presente, per i quattro musicisti è una forma di giocosa ricreazione.

THE SMALL HOURS


Fin dai primissimi tempi, la band ha avuto un ottimo rapporto con le versioni proprie di pezzi altrui. L’amore condiviso da Hetfield ed Ulrich per gli eroi della New Wave of British Heavy Metal li aveva portati ad inaugurare questa tradizione incidendo, già nel 1984 come “B-Sides” del singolo “Creeping Death”, l’oscura traccia “Blitzkrieg” firmata dall’omonima band e soprattutto l’epica “Am I Evil?” dei Diamond Head, la band britannica di Brian Tatler e Sean Harris, attiva fin dal 1976 e sempre descritta ed osannata da Ulrich e compagni come l’autentica e primigenia fonte d’ispirazione.
In seguito, nel 1987, i Metallica avevano pubblicato il celebre “The $5.98 EP, Garage Days Re-Revisited”, prima session in studio col nuovo arrivato Jason Newsted.
L’extended-play in questione vedeva affiancate alle reinterpretazioni di band della N.W.O.B.H.M, come gli onnipresenti Diamond Head, tracce meno prevedibili come il classico post-punk “The Wait” dei sinistri Killing Joke, oltre ad un medley che omaggiava gli eroi dello scomparso Cliff Burton, gli horror-gothic-punk Misfits.

Come a celebrare questo lato più “disimpegnato” della band, i Metallica fanno le cose in grande: il prodotto finale, che sarà chiamato “Garage, Inc.”, è un CD doppio, col secondo disco a raccogliere pressochè tutte le cover pubblicate fino a quel momento, compreso il poker di brani dei Motorhead incisi per le b-sides di “Hero of the day” da “Load” o la potente “So What” degli sboccatissimi punk britannici Anti-Nowhere League.

Il primo dei due CD invece, è una storia molto diversa. Incisi appositamente per questa pubblicazione, gli undici brani aprono scenari insospettabili sui gusti musicali della band e forniscono altro materiale di prim’ordine per le tracklist dei live.

MERCYFUL FATE


Su tutte spiccano la trascinante “Whiskey in the jar”, il traditional irlandese portato al successo in chiave rock dai Thin Lizzy del compianto Phil Lynott, i due minuti e mezzo scarsi di cattiveria di “Die, die my darling” firmati dai già citati Misfits di Glenn Danzig e soprattutto la versione da brividi di “Turn the page” del mitico rocker statunitense Bob Seger.
Completano la sequenza ben due omaggi, all’inizio e alla fine, ai padri dell’hardcore-punk Discharge, la raffinata “Astronomy” che fu già dei Blue Oyster Cult, l’inquietante “Loverman” di Nick Cave ed un devastante medley che in undici minuti circa realizza l’omaggio perfetto ai danesi maledetti, gli amici Mercyful Fate di King Diamond

Un capolavoro, forse il brano perfetto da far sentire all’ignaro (e probabilmente alieno!) ascoltatore che si domandi: “Ma cosa sarà mai questo heavy metal???”

Facezie a parte, “Garage, Inc.” restituisce l’immagine fresca e corroborante di una band in ottima forma, di un gruppo affiatato e coeso, pronto ad affrontare nuove sfide.

La realtà, ahimè, non potrebbe essere più diversa.


Prima che i nodi vengano al pettine però, c’è ancora tempo per un progetto a dir poco ambizioso, una magniloquente impresa auto-celebrativa con un taglio originalissimo, in puro “Metallica style”.

Il 21 e 22 aprile, al Berkley Community Theater, hanno luogo due show storici, più unici che rari, che vengono debitamente registrati, in audio come in video.

Mesi prima, i Metallica sono stati approcciati dal premio Oscar Michael Kamen, sopraffino e geniale compositore e arrangiatore, nonchè direttore d’orchestra, che ha già collaborato, tra gli altri, con i Queensryche.

L’idea è semplice nella sua grandiosità: come suonerebbero i Metallica dal vivo se fossero accompagnati da un’orchestra sinfonica?

Kamen specifica subito che la sua intenzione non è sottrarre potenza all’onda d’urto tipica della band durante i live, tutt’altro. La sua idea è quella di aggiungere la grandiosità e la forza di un’orchestra classica alla miscela esplosiva già esistente, far sì che i maestri dell’ensemble diventino una specie di quinto membro del gruppo.

Lars Ulrich abbraccia la proposta con entusiasmo, alle sue orecchie tutto ciò non può non ricordare il celebre “Concert for group and orchestra” dei suoi idoli Deep Purple.
Il progetto, ovviamente osteggiato dai soliti e noiosissimi “puristi”, riesce invece alla perfezione, le immagini restituiscono i professori d’orchestra scatenati, sudati e rossi in volto, completamente assorbiti dalla potenza della musica che stanno interpretando, mentre Hetfield e compagni si aggirano tra di loro divertiti ma allo stesso tempo iper-concentrati, catturati dalla solennità del momento.
Purtroppo questo di “S&M” rimarrà l’ultimo trionfo dei Metallica con questa formazione.
C’è ancora il tempo di pubblicare, ad aprile del 2000, il singolo “I Disappear”, tratto dalla colonna sonora di “Mission Impossible: 2”, e di partecipare ai VH1 Music Awards nel novembre dello stesso anno.
A dicembre lo sconvolgente annuncio che nessuno si aspettava: dopo quasi 15 anni, Jason Newsted lascia i Metallica.

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