Scritto da Max Dellacasa
1988, 25 agosto – …AND JUSTICE FOR ALL
Il 1988 è un anno parzialmente sabbatico per il sottoscritto, almeno nella mia veste di appassionato di musica. All’epoca vigeva ancora quella malsana usanza chiamata Servizio Militare Obbligatorio, e purtroppo lo Stato Italiano non aveva perso le mie tracce.
A partire da febbraio mi ritrovo in Trentino, a 350 Km da casa, prima nella teutonica ed austera Merano per l’addestramento, il famigerato C.A.R, poi nella più italica e graziosa cittadina di Trento. Vista la distanza, va da sè che le occasioni per tornare a casa, le celebri “licenze”, siano parecchio rarefatte, come poco agevole è la possibilità di dedicare del tempo all’ascolto delle novità musicali, come ero solito fare. L’avveniristico Compact Disc si sarebbe concretizzato nelle mie mani solo qualche anno dopo e il giradischi era un pochetto scomodo da portare in caserma. Ci si arrangia con walkman, cuffiette e cassette registrate, roba che a dirlo adesso sembra proprio preistoria.
Nonostante tutte queste difficoltà logistiche, non mi faccio mancare l’appuntamento solenne con il quarto album dei miei idoli.

“…and Justice For All” inaugura una odiosa consuetudine secondo la quale ogni uscita discografica di Hetfield e soci sarà vittima di critiche, polemiche e quant’altro.
In questo caso ci troviamo davanti ad un lavoro i cui risultati sfiorano il paradossale: compositivamente è eccelso, la scrittura dei brani è ulteriormente progredita, iper-complessa ed innovativa, James e Lars si sono spinti davvero “oltre”, con risultati stupefacenti.
Dal punto di vista della produzione invece, l’album è un discreto disastro. Le registrazioni avvengono a Los Angeles, nei costosissimi One On One Studios e sono inizialmente affidate a Mike Clink, salito alla ribalta per il suo lavoro con i Guns’n’Roses. Dopo sole 3 settimane Clink viene licenziato e dalla Danimarca arriva di corsa Flemming Rasmussen, il produttore dei due lavori precedenti, che sovraintende alle sessions ma viene poi escluso dal missaggio finale in favore del duo Thompson & Barbiero. Come se non bastasse, Hetfield e Ulrich sono ufficialmente co-produttori, hanno l’ultima parola su tutte le decisioni, con risultati spesso nefasti.
Il suono finale è secco, sterile, il basso di Jason Newsted quasi non si sente, chitarre e batteria hanno una resa sonora indegna del notevole budget a disposizione.
Come se non bastasse, i Metallica vengono dipinti dalla stampa specializzata come “traditori” e “venduti”, per la loro decisione di girare finalmente un videoclip per la dominante MTV. Per inciso, il pezzo prescelto è “One”, ed è evidente a chiunque sia un minimo familiare con le immagini e l’argomento trattato, quanto si tratti di una mossa che ha ben poco di commerciale.
The Shortest Straw
I fans però reagiscono bene, col tempo “…and Justice For All” raggiungerà il ragguardevole risultato di 8 milioni di copie vendute.
Purtroppo, a causa della mia temporanea permanenza nelle fila dell’esercito italiano, sono costretto a saltare l’appuntamento con le date nostrane del tour, 13 e 14 settembre a Padova e Milano.
Mi consolo con altri due appuntamenti di notevole spessore, curiosamente molto vicini alle date dei Metallica. Il 17, sempre di settembre, si organizza una macchinata di commilitoni e ci si sposta di qualche decina di chilometri, fino all’ippodromo di Merano dove, incredibilmente, si esibiscono i “padri fondatori” Deep Purple.
L’illuminato comandante della nostra caserma concede addirittura il “pernotto”, cioè la possibilità di rientrare il mattino seguente, a tutti coloro in possesso del biglietto del concerto! Show notevole e scontatissima nottata alcolica a seguire.
Ricordo solo di essere arrivati fino a Verona (180 km da Merano!) e ringrazio la sorte che ci ha permesso di tornare in caserma all’alba sani, salvi e miracolosamente incensurati.
Prima di ciò, però, una “licenza” dell’ultimo momento mi aveva permesso di assistere, in compagnia di amici carissimi, all’edizione italica del Monsters of Rock, che quell’anno si teneva al Festival dell’Unità di Modena.
Headliner della giornata gli Iron Maiden, all’epoca ancora in forma smagliante, preceduti da una notevolissima esibizione dei Kiss del periodo “senza trucco” e dalla precisione teutonica degli Helloween con Michael Kiske alla voce, periodo “Keeper of the seven keys”. Inoltre il mio appetito di “thrasher”, almeno temporaneamente orfano dei Metallica, trova sollievo in una devastante performance dei miei altrettanto amati Anthrax… e per quell’anno va bene così. Ci sarà tempo e modo per rifarsi!




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