Quaran’tallica… capitolo 2

Scritto da Max Dellacasa

1984, 27 luglio – RIDE THE LIGHTNING

A fine luglio dell’anno successivo, viene pubblicato “Ride The Lightning”, registrato a cavallo tra febbraio e marzo a Copenhagen in Danimarca, la patria di Ulrich. Anche le vicende legate alla produzione di questo secondo album saranno parecchio accidentate, specie dal punto di vista economico: la band registra di notte agli Sweet Silence Studios, occupati di giorno da altri artisti, e usa gli stessi studi (o la sala prove degli amici Mercyful Fate) come rifugio per riposarsi quando possibile. Finalmente però, a settembre, i quattro firmano per una major, la Elektra, garantendosi una solidità economica che era sempre mancata in precedenza.


Artisticamente parlando, risulta nettamente percebile la maturazione avvenuta nella band. James e Lars hanno fatto passi da gigante come compositori e, allo stesso tempo, l’apporto di Kirk Hammett e soprattutto del grandissimo Cliff Burton comincia a farsi sentire prepotentemente. Senza nulla togliere ai brani del primo album, su “Ride The Lightning” trovano spazio classici come “For Whom The Bell Tolls”, “Fade To Black”, la devastante opener “Fight Fire With Fire” e soprattutto “Creeping Death”, che diventeranno colonne portanti irrinunciabili delle future esibizioni live.

The call of Ktulu

Già, perchè non c’è tempo da perdere! Il tour incombe! I nostri si erano già aggirati per l’Europa a febbraio, di spalla al terzetto britannico dei Venom, ma adesso è giunta l’ora di proporsi come headliner. Il 27 novembre del 1984, al Teatro Tenda Lampugnano (il Palatrussardi sarebbe entrato in funzione solo due anni dopo!) tutto è pronto per un evento memorabile. Aprono i britannici Tank del veterano Algy Ward, ma la tensione nell’aria per l’arrivo dei protagonisti della serata è palpabile.

Manco a dirlo, gli appassionati accorrono con ogni mezzo disponibile. Il sottoscritto, in compagnia di un nutritissimo manipolo di esagitati, sceglie i servizi delle Ferrovie dello Stato. Stenderei un velo pietoso sulle peripezie del viaggio andata e ritorno in treno, anche perchè i ricordi sono un po’ confusi, sia per il tempo trascorso e soprattutto per i “generi di conforto”, alcolici e non solo, che accompagnano la trasferta.

Avendo mancato per un nonnulla la data di febbraio con i Venom, quella del 27 novembre è per me una prima assoluta. L’emozione è alle stelle, con la certezza incrollabile che questo sarà un evento che lascerà il segno. E di segni ne lasciò parecchi, infatti!

I Tank vengono ben accolti e fanno il loro dovere, poi cambio palco e pelle d’oca.

Parte la celebre intro firmata Morricone, quella “The Ecstasy Of Gold” che i Metallica usano ancora adesso, seguita dalle prime note acustiche, sempre registrate, di “Fight Fire With Fire”. Poi il delirio.

Le luci illuminano i quattro, già sul palco e da fin da subito lanciati in un assalto all’arma bianca, senza alcuna intenzione di fare prigionieri. E’ bene ricordare che il pezzo che da il via alle danze, lo stesso che apre il secondo album, è per l’epoca il brano metal più violento, feroce e senza compromessi che sia mai stato pubblicato.

Manco a dirlo in platea si scatena l’inferno. I fans europei, e noi italiani in particolare, siamo decisi a non far rimpiangere alla band l’atmosfera di casa, i concerti selvaggi e fuori controllo nei locali della Bay Area, nomi entrati nella leggenda, come il Ruthie’s Inn a Berkley o l’Old Waldorf e il Mabuhay Gardens a San Francisco.
Quando il concerto termina sulle note di “Metal Militia”, il numero esagerato di ecchimosi e contusioni (per non parlare di indumenti lacerati e addirittura calzature smarrite!) con cui ciascuno di noi esce dal Teatro Tenda dice che ce l’abbiamo fatta. Dovesse servire una conferma, saranno gli stessi Metallica a dichiarare a gran voce il loro amore sconfinato verso l’Italia e i suoi “maniacs”. Missione compiuta!

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