Scritto da Max Dellacasa
Prologo……… All’inizio dell’agosto del 1983 spegnevo diciassette candeline. Ero uno studente svogliato e dalle alterne fortune, nonchè super appassionato di musica ed entusiasta speaker radiofonico dilettante in una piccola emittente di provincia.
Solo pochi giorni prima, il 25 luglio, aveva visto la luce l’album d’esordio di un quartetto californiano devoto alla musica pesante, un lavoro che avrebbe letteralmente cambiato il corso degli eventi nel panorama musicale mondiale e influenzato parecchio anche la mia vita personale.
Questa è la storia di quarant’anni in compagnia dei Metallica, questa è la mia “Quaran’tallica”
1983, 25 luglio – KILL’EM ALL

In tutti gli sport che comportano l’uso di “oggetti sferici”, che a seconda delle discipline possono essere definiti palla, pallone, pallina o altro ancora, vige una regola generale non scritta che non è tanto funzionale allo svolgimento del gioco, quanto piuttosto alla salvaguardia della propria incolumità fisica.
Non perdere di vista la palla. Mai.
Perchè nel momento in cui ti distrai, la suddetta sfera invariabilmente ti arriva in faccia a velocità supersonica. E così fu.
Come tantissimi altri, io “Kill’em All” non me l’aspettavo, non l’avevo visto arrivare… e l’impatto fu di quelli che non si dimenticano!
Un album per l’epoca sconvolgente, il punto di partenza per il nuovo metal a venire, un esordio che, seppur tra le mille ben note difficoltà e traversie, James Hetfield e Lars Ulrich, con Cliff Burton e il nuovo arrivato Kirk Hammett, confezionano al meglio delle loro possibilità, lasciando tutti a bocca aperta. Manco a dirlo, una delle tantissime bocche spalancate è la mia.
Dalle prime note di “Hit The Lights” fino alla conclusiva “Metal Militia” non c’è un attimo di tregua, i ritmi sono serrati allo spasimo, i riff di chitarra taglienti ed abrasivi. Un James Hetfield allora appena ventenne, ancora lontano dal diventare lo splendido singer della maturità, urla i testi delle canzoni con la sua voce ancora acerba, piena di cattiveria ed aggressività, mentre la sua chitarra ritmica, assieme ai ritmi forsennati di Lars Ulrich, è il vero motore della band. Alcuni brani dell’album sono riconducibili alla penna di Dave Mustaine, il chitarrista fondatore allontanato per le sue intemperanze caratteriali, ma Kirk Hammett non lo fa certo rimpiangere con i suoi interventi alla chitarra solista. Inoltre, fin da questo primo seminale lavoro, è evidente quanto sia fondamentale il contributo di Cliff Burton, il bassista fortemente voluto dai due fondatori in sostituzione del suo predecessore Ron McGovney.
Hit the lights
Simultaneamente alla sorprendente rivelazione che è “Kill’em All”, scopro un mondo di cui non conoscevo l’esistenza, a pochi passi da me.
Facciamo un piccolo salto nella preistoria: nel 1976 una sentenza della Corte Costituzionale sancisce definitivamente la legalità delle trasmissioni via etere a livello locale, dando il via alla storica ondata delle celeberrime “radio libere”.
Nello stesso anno a Chieri, a pochi passi da Torino, inizia le trasmissioni Radio Cento Torri. Questa pionieristica emittente, come la totalità delle sue “sorelle” sparse sul territorio italiano, è una fucina di idee e iniziative, all’insegna dell’incontenibile entusiasmo che anima i suoi fondatori.
Tra le altre infinite trovate, viene organizzato un “Festival Rock” che, nella prima metà degli anni ’80, vede avvicendarsi e sfidarsi decine e decine di agguerritissime formazioni locali. Manco a dirlo tutti noi della radio siamo intensamente coinvolti in tutti gli aspetti logistici ed organizzativi della manifestazione.
In questo modo vengo a scoprire, con grande meraviglia, l’esistenza di numerosissime band locali dedite all’hard rock e all’heavy metal. Nomi come Metal Fix, Fil di Ferro, Gow, Elektra Drive, Jester Beast, N.I.B, IRA, Black Deal, Whispering Bells, Black Evil e tanti altri ancora che il tempo ha cancellato dalla mia memoria.
Un’intera “scena” viva e attivissima, i cui musicisti, ma anche tutti i semplici appassionati, si ritrovano fuori dai negozi di dischi (Rock’n’Folk in via Viotti su tutti) e ogni sabato sera partecipano al “raduno di massa”, in piazza Statuto, attorno al celebre obelisco.
Si fanno chiamare “Metal Militia” e non ti puoi confondere, sono quelli che indossano rigorosamente giubbotti di pelle e di jeans, ricoperti di toppe e spille e borchie e catene! Un gruppo numeroso ed eterogeneo, all’interno del quale si incontrano, senza il minimo problema di convivenza, ideologie opposte, sia politiche sia calcistiche. Si parla quasi esclusivamente di musica, di heavy metal, con dedizione maniacale e infinita passione.
I concerti delle band locali sono appuntamenti irrinunciabili che si frequentano solennemente e in massa.
Io non credo ai miei occhi, non potevo chiedere di meglio: eccomi, sono qua, sono pronto, “arruolato”!
Nel frattempo, il fumettistico martello insanguinato della copertina di “Kill’em All” comincia sempre più spesso a comparire sui giubbotti dei “fedeli”…








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