Scritto da Max Dellacasa
Paul DiAnno, vero nome Paul Andrews, nasce a Chingford, nella immediata periferia est di Londra, il 17 maggio del 1958, da madre britannica e padre brasiliano.
Che si sia trattato di un personaggio singolare e fuori dagli schemi non vi è dubbio alcuno, la sua è stata una vita vissuta senza compromessi, trascorsa all’insegna della bizzarria e dell’intemperanza.
Per fare un esempio, DiAnno venne presentato a quella che sarebbe diventata la sua band, gli Iron Maiden, da Doug Sampson, il primo batterista della formazione di Steve Harris, ma non riuscì a presentarsi all’audizione perchè nel tragitto venne arrestato, per aver estratto dalla tasca un coltello a serramanico.
Per sua e nostra fortuna, a Paul fu concessa un’altra possibilità, e fu prescelto per il prestigioso ruolo di front-man degli esordienti Maiden.
La sua voce rauca e cattiva è parte integrante degli album da lui incisi con la band, il primo omonimo del 1980 e “Killers” l’anno seguente. Lo si trova anche sulle varie edizioni di “Maiden Japan“, originariamente un EP live poi successivamente ripubblicato con una tracklist più estesa.
Erano tempi in cui i nuovi musicisti metal britannici, volente o nolente, erano influenzati dall’ondata punk che aveva sconvolto la Gran Bretagna solo qualche anno prima, a volte senza nemmeno rendersene conto. La loro musica come soprattutto la loro attitudine erano più rabbiose, più cattive rispetto ai loro predecessori, e Paul DiAnno rappresentava alla perfezione questo modo di essere.
Fisico massiccio, sul palco sempre a torso nudo dopo pochi minuti, taglio di capelli mediamente corto, lontano dalle chiome fluenti tipiche del metal e, manco a dirlo, un amore folle e sconsiderato per le pinte di birra e il whisky.
Il suo carattere esplosivo, selvaggio ed attaccabrighe, unito alla sua propensione per gli alcolici e alla conseguente scarsa affidabilità, convincono Steve Harris e Rod Smallwood, il manager dei Maiden, a cacciarlo dal gruppo nel settembre dell’81, liquidandolo con una somma (non nota) di denaro e un accordo che di fatto gli negò di percepire alcuna royalty sui brani dei Maiden per il resto della sua carriera.
Con la sua classica e raffinata diplomazia, Paul dichiarò, riferendosi a Harris e Smallwood, che “era come avere Mussolini e Hitler che dirigono la tua band“!
Le sue mansioni vennero affidate al famosissimo e molto più dotato Bruce Dickinson, proveniente dalla formazione dei Samson, e gli Iron Maiden si avviarono a diventare una delle più celebri band metal di tutti i tempi. Molti della mia generazione però, continuano a pensare a Paul DiAnno come la “vero” cantante dei Maiden. Scusateci, ma noi siamo quelli che si esaltavano con i 45 giri appena usciti di “Running Free“, “Women in Uniform” o “Wrathchild“, quelli che quando ci fu il cambio di cantante e venne pubblicata “Run to the Hills“, temevano che la band diventasse troppo “commerciale”.
La carriera di Paul DiAnno post-Maiden è stata comunque intensa e molto prolifica, ha pubblicato un numero davvero incredibile di album con diverse formazioni, i Battlezone, i Killers, i Gogmagog oltre ad una valanga di lavori solisti, senza però riuscire mai a scrollarsi di dosso l’etichetta di “ex-singer degli Iron Maiden”, i cui brani dei primi due album proponeva regolarmente dal vivo.

Carriera che comunque non gli ha impedito di totalizzare il ragguardevole risultato di cinque mogli e sei figli!
Pare proprio che in tempi recenti avesse finalmente fatto pace con il vecchio compagno nonchè leader dei Maiden, Steve Harris. Si vociferà anche che quest’ultimo lo abbia aiutato con le spese mediche. Già, perchè da anni Paul soffriva di una malattie degenerativa del sistema linfatico davvero terribile, il linfedema. Incurante delle atroci sofferenze, DiAnno ha continuato ad esibirsi dal vivo fino all’ultimo, nonostante fosse ormai da lungo tempo costretto sulla sedia a rotelle.
Mentra scrivo, mi risuona in testa “I was born into a scene, of angriness and greed, and dominance and persecution...” e ho il cuore pesante.
Abbiamo perso un vero guerriero della musica, ci mancherà.
Max Dellacasa








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