Scritto da Davide Vevey
Era una serata di primavera, il palazzetto era colmo di fan in attesa. All’epoca avevo 12 anni, i miei genitori mi portarono a vedere quello che per me sarebbe stato “Il concerto” ! Il live in questione era il “Right Here Right Now Tour”, periodo di massimo splendore della band californiana, capitanata dall’immensa voce di Sammy Hagar.
Ricordo ancora quel concerto del 1993 al “Palatrussardi”di Milano, un evento che ha segnato una tappa fondamentale nel mio percorso musicale.
Quando si spensero le luci e i quattro performer salirono sul palco, il pubblico esplose in un’ovazione. La loro presenza era magnetica, le prime note di “Poundcake“, con il trapano appoggiato ai pickup della chitarra risuonarono come un inno.
Venne il momento di “Judgement day”, “When it’s love”, “Spanked”, “Dreams” “In ‘n’ out “, una scaletta di più due ore, contornata da attimi di live di altissimo livello, quel suono, quel groove, erano inebrianti. Ero un giovane chitarrista alle prime armi, ma in quel momento capii, mi fu chiaro che la chitarra poteva essere molto di più di un semplice strumento; poteva comunicare emozioni profonde e portare la mia espressività ad alti livelli.
La chitarra elettrica ha sempre avuto un potere magico su di me, suoni distorti, volume, ciò che questo strumento può esprimere è davvero qualcosa di stupefacente. Fu l’incontro con la musica di Eddie Van Halen a trasformare quella passione in una vera e propria ossessione.


Eddie Van Halen non era solo un chitarrista: era un innovatore. La sua tecnica di tapping, abbinata a linee melodiche e arpeggi chirurgicamente perfetti, ha rivoluzionato il modo di suonare la chitarra elettrica. Ricordo di aver passato ore e ore in cameretta a cercare di emulare i suoi assoli, a praticare quelle note veloci e melodiche che sembravano scaturire da una dimensione superiore. Ogni volta che riuscivo a replicare anche solo una parte dei suoi brani, sentivo un senso di realizzazione e gioia indescrivibile.
La chitarra di Eddie era caratterizzata da un suono unico, frutto di anni di sperimentazione. In quegli anni, ho iniziato a esplorare diversi tipi di amplificatori e pedali, cercando di avvicinarmi al suo timbro. Ogni volta che mi sedevo con la mia chitarra, non era solo un esercizio tecnico, ma un viaggio alla ricerca di quel “groove” inconfondibile che tanto ammiravo.
L’influenza di Eddie non si fermava solo alla tecnica. La sua attitudine sul palco, la sua energia e la sua passione per la musica, il suo sorriso, mi hanno insegnato l’importanza di esprimere se stessi. Il suo impatto non si fermò a quel famoso concerto, ma, ha continuato a risuonare nei miei studi e nelle mie esibizioni. Ho imparato che la musica è una forma di comunicazione e che, a volte, la vera essenza di un brano risiede nel sentirlo, più che nel suonarlo perfettamente.
Eddie Van Halen non è stato solo un maestro per me, ma una fonte di ispirazione che continua a influenzare il mio modo di vivere la musica. Essa non è solo fatta di accordi e assoli, ma un viaggio che ho intrapreso, che fa parte di me e che, anche grazie al suo esempio, continuerò a percorrere.
Davide Vevey
qui il link al live intero:
https://www.youtube.com/watch?v=qdBqQ_ZA2Os&list=RDQMYWBGj2LGyog&start_radio=1








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